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Verso una nuova tattilità

Tempo di lettura: 9 minuti

Verso una nuova tattilità

Intervista a Anna Barbara

L’emergenza sanitaria ha posto l’accento sulla igienicità dell’aria che respiriamo e delle superfici che tocchiamo. Accelerando la proposta di nuovi materiali e finiture.

Quanto mai attuale il CMF - acronimo di Colori, Materiali, Finiture - indica un'area progettuale del disegno industriale che lavora sull'identità cromatica, tattile e decorativa dei prodotti e degli ambienti. Determinanti in questo settore sono stati gli studi di Clino Trini Castelli, ma anche di Ettore Sottsass, Andrea Branzi che negli anni Settanta e Ottanta lavorarono molto sull’identità degli allora nuovi materiali (plastiche, laminati ecc.). Oggi stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione il cui passaggio culturale andrà guidato, e la tecnologia sarà uno straordinario mezzo.
 

Quali sono le nuove frontiere del design delle superfici?
Il tema più attuale è quello del tatto. L’emergenza sanitaria ha posto l’accento sulla tattilità e sull’olfatto; sulla qualità e igienicità dell’aria che respiriamo e le superfici che tocchiamo.

Tutti i prodotti che renderanno palese la dimensione igienica e attiva, rispetto all’ambiente e alla azione antibatterica, faranno sicuramente un salto in avanti nei mercati di riferimento.

Altro tema è quello dei layer tecnologici che possono essere implementati sulle superfici; è il caso delle aziende ceramiche che negli ultimi anni hanno fatto grandi passi avanti realizzando soluzioni antibatteriche, antiscivolo, a tutta massa e decorative anche con l’ausilio della stampa full digital. La digitalizzazione e i nuovi processi produttivi danno la possibilità di sperimentare anche fuori della quotidianità, dell’ordinarietà.  Faccio un esempio. Il mondo delle spugne e dei prodotti porosi non è mai entrato sul mercato se non proponendo delle finiture lavabili. Da quando Rem Koolhas ha posato in Fondazione Prada l’aluminium foam a vista, è stata aperta la strada ad una nuova estetica e ad una intera categoria di prodotti che non avremmo mai visto in questa dimensione.
 

Sono quindi i progettisti o le aziende che hanno il ruolo di trensetter?
Le grandi aziende hanno anche questa missione, di creare prodotti innovativi che creano delle tendenze, che aprono a nuovi linguaggi.

Una delle contaminazioni più fruttifere è quella con il mondo della moda, so di dire una cosa scontata. Gli accessori moda e le finiture per gli accessori sono quanto di più vicino al mondo della tattilità delle superfici degli interni. Le tendenze della moda arrivano nel settore dell’interior circa un anno e mezzo dopo.

Anche il mondo della cosmesi è anticipatrice di tendenze che poi ritroviamo in altri settori. Le creme hanno consistenze nuove (powdered, polish, glossy ecc.). Quando queste consistenze, estendendo il concetto possiamo considerarle “finiture”, le accettiamo sulla nostra pelle vuol dire che siamo pronti ad accoglierle sui nostri oggetti d’uso, o sugli arredi e le superfici che abitiamo.

Più che sui trend bisognerebbe lavorare sui cambi culturaliche hanno tempi lunghi, più legati al mondo dell’edilizia che dell’arredo. L’architettura di interni e l’interior design sono ambiti differenti e hanno evoluzioni altrettanto diverse.
 

Quali aspetti cambieranno profondamente la percezione e la scelta delle superfici?
Nei nostri spazi è cambiato il paesaggio luminoso, sono entrati nelle nostre case led e oled, e quindi anche le finiture devono essere studiate in modo differente. La superficie non è solo tatto fisico ma è anche tatto visuale, e la luce ne è un elemento determinante. Anche questo aspetto è ben noto alle aziende del comparto ceramico che stanno lavorando a gradienti di opacità delle vernici di finitura, a favore di una gradevolezza anche visuale e ad un maggiore controllo della riflessione luminosa. Al laboratorio del Politecnico di Milano, che seguo con il designer israeliano Ron Harad, verifichiamo quotidianamente che le nuove generazioni dei progettisti hanno una scarsa attenzione alla qualità delle superfici. Spesso estremizzano e accentuano i colori disponibili nelle palette cromatiche dei software che usano, ma pochi sono in grado di lavorare con la giusta sensibilità sulle tonalità, le granulometrie, le texture.

Quando utilizzano materiali importandoli nei loro software ci accorgiamo che non hanno consapevolezza delle scale di progetto. Vengono spesso utilizzate texture – ad esempio quelle dei prodotti ceramici ispirate alle essenze lignee – applicate in formati micro o macro; questo genera una nuova lettura dei materiali aprendo inconsapevolmente a nuovi significati, nuovi linguaggi. Questa abitudine arriva direttamente dallo Zoom in e Zoom out che sono abituati a fare sullo schermo touch dello smart phone; modalità trasferita anche in fase di progettazione. Queste giovani generazioni vivono in case del XX secolo ma sono contemporaneamente e continuamente immerse in spazi digitali. Dall’ibridazione dei due immaginari, quello digitale e quello analogico, emergeranno nuove categorie di finiture.
 

Anna Barbara è architetto e professore associato in Interior and Spatial Design al Politecnico di Milano. È stata professore in visita presso la Tsinghua University, School of Art and Design, Pechino (Cina); Kookmin University, Seoul (Corea del Sud); Hosei University, Tokyo (Giappone) e nelle università di USA, Francia, Tailandia, Brasile, Giordania, Emirati Arabi Uniti, India, ecc. È stata Canon Foundation Fellow 2000 in Giappone. Insignita del Premio Borromini s selezionata da Archmarathon e ADI-Index 2019. Le relazioni tra i sensi, il tempo, gli spazi e il design sono i suoi principali temi sviluppati in didattica, convegni, pubblicazioni, curatela e lavori professionali.
Ha progettato progetti sensoriali internazionali per: Trinity, Pioneer, Panasonic, Ibiden, Honda, Fujitsu, Suruga, Lexus, Toyota, Ford, Exmovere, Jadeluck, International Robotics, Fissan, Lancome, Symrise, Guerlain, Condè Nast, Cleaf, Venini, AAD ad Abu Dhabi, Acell, Natura, Vantone, Vats, ecc. in Cina, Giappone, USA, Europa, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, come fondatore di Senselab.
Autrice di 'Storie di Architettura attraverso i sensi' (Bruno Mondadori, 2000), 'Invisible Architectures. Vivere i luoghi attraverso i sensi dell'olfatto' (Skira, 2006) e 'Sensi, tempo e architettura' (Postmedia Books, 2012), 'Sensefulness, new paradigms for Spatial Design' (Postmedia Books, 2019) e molte altre pubblicazioni. Nel 2021 lancerà con POLIdesign il primo corso internazionale di Olfactive Spatial Design.

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