Come hai progettato questa casa immaginaria?
Per prima cosa ho esplorato attentamente le collezioni Marazzi e ho preso in esame le diverse forme, tipologie e tonalità disponibili, immaginando come sarebbero state nei diversi spazi. Non è stato difficile, i prodotti sono molto versatili e funzionano benissimo insieme. Nella maggior parte dei casi il processo è partito da un singolo oggetto per allargarsi prima al resto della stanza e poi all’intera casa, uno spazio coeso in cui architettura e arredamento si integrano perfettamente. Spesso i miei progetti funzionano così: non prendono forma tutti in una volta, ma crescono e si sviluppano in modo organico, seguendo una sorta di movimento nello spazio. Una stanza o un oggetto ispirano il successivo, solitamente procedendo dall’interno verso l’esterno. Non mi piace quando il progetto di una casa è troppo definito o diviso in compartimenti precisi.
Come hai scelto le piastrelle Marazzi da usare?
Direi che è stato un processo naturale, perché le piastrelle coprono una ricchissima gamma di colori – dal nero al verde, dal marrone al terracotta – ma allo stesso tempo rientrano tutte in una palette, quella delle tonalità della terra, e condividono un legame con la natura. Al- cune stanze giocano con colori caldi, altre con tonalità più fredde, eppure credo che attraversando questa casa si percepirebbe un senso di continuità: il richiamo all’ambiente naturale accomuna tutti gli spazi. Il catalogo Marazzi offre grande flessibilità in termini di scala, il che da un lato mi ha permesso di essere molto creativa, oltre che attenta ai minimi dettagli, e dall’altro mi ha dato la possibilità di scegliere l’opzione migliore per ogni spazio.
Da quale stanza hai cominciato?
Dallo studio, dove praticamente non ci sono mobili. Solo un grande tavolo centrale – il protagonista assoluto – che può servire a diversi scopi, e, lungo uno dei lati, una libreria che non occupa troppo spazio. Ho immaginato pareti abbastanza neutre, dalla finitura opaca, per permettere alla luce di riempire il più possibile lo spazio e creare una sorta di tela bianca, vuota. Gli studi possono diventare piuttosto caotici, affollati di oggetti. Per il pavimento invece ho scelto Crogiolo ArtCraft Argilla: l’ispirazione viene da quei vecchi studi degli artisti sparsi per l’Europa meridionale, con pareti bianche e piastrelle di terracotta ovunque. Meravigliosi.
Fra i sottili montanti cilindrici della libreria c’è spazio per qualche opera d’arte, mentre sul tavolo si vedono dei disegni architettonici. Riguardano proprio questa casa, come se io stessa l’avessi progettata proprio in quello studio.

Passiamo alla prossima stanza.
Il salotto è uno spazio pulito ed essenziale, ma non mancano tocchi giocosi e icone del design. Per giocare con i riflessi, la base non poteva es- sere troppo chiara. Al centro, il conversation pit in Vero Quercia richiama il design italiano degli anni ’70 e ’80. Il tavolo centrale, invece, è in Crogiolo Terramater Cotto. Per le pareti, ho scelto una tonalità leggermente più scura rispetto ad altre stanze, perché ho immaginato un salotto da vivere soprattutto la sera, dove rilassarsi e ascoltare musica.
E la cucina?
Ha qualcosa di tradizionale e di originale allo stesso tempo. La cappa al centro e il bancone a ferro di cavallo possono ricordare le cucine di molto tempo fa, ma le piastrelle nere della collezione Crogiolo Lume ci trasportano subito in un contesto più contemporaneo. Raramente vedo cucine nere, perciò non volevo assolutamente perdere l’occasione di esplorare questa possibilità – e c’è anche un vantaggio pratico, perché con una cucina nera anche il disordine più completo si nota meno. La texture delle piastrelle è fantastica, trasmettono un senso di calore davvero unico. Per il pavimento ho scelto Mystone Limestone Sand, per bilanciare con un colore chiaro i toni scuri del resto della cucina. Per il bancone e le mensole, invece, ho optato per la collezione di lastre in gres di grandi dimensioni che richiamano la bellezza della pietra.

Che scelte hai fatto per la camera da letto?
Ho incorporato delle piastrelle Crogiolo Terra- mater Cotto nella testiera del letto, e poi le ho estese alla mensola, alla scrivania e al pavimento. Nella parete di fronte al letto è integrata una panca realizzata con lo stesso materia- le, che quindi attraversa in modo armonioso il tessuto dell’architettura di questa camera. Tra tutte le stanze della casa, questa è quella in cui ho usato le piastrelle dalla texture più marcata, perché è uno spazio sacro, intimo, calmo. Altrove non è detto che si senta il bisogno di un tocco così personale, ma nella camera da letto è bello avere questo livello di dettaglio.
E il bagno, invece?
C’è una vasca compatta, ricoperta di piastrelle, che si collega in modo fluido alla doccia. Per il colore, l’opzione più ovvia sarebbe stata il blu. Ma queste piastrelle verdi rettangola- riparte della collezione Crogiolo Lume – mi hanno colpito all’istante per la loro bellezza, hanno tonalità e sfumature straordinarie. Guardando il paesaggio all’esterno, ho pensato che il verde, rimbalzando sulle piastrelle e sull’acqua, avrebbe creato un ambiente davvero stupendo. La finitura lucida che ho scelto per le piastrelle vuole da un lato evidenziare i giochi di luce e i riflessi, dall’altro trasmettere un senso di igiene e pulizia.
Ok, ora usciamo.
L’esterno è ispirato a una serie di luoghi che ho visitato in Italia, in particolare tra le colline della Toscana. Con i gradini che scendono e i grandi spazi aperti, volevo rievocare un’atmosfera mediterranea e un certo modo di vivere. Attraverso la piscina, l’architettura della casa si fonde con il paesaggio, e i confini tra esterno e interno diventano sfumati. Dalla panca in Mystone Travertino20 Navona, un gres porcellanato extra spessore per l’esterno, si passa alle scale e poi si scende fino all’acqua, il tutto in una transizione armoniosa, senza soluzione di continuità.

Chi immagini che viva in questa casa?
Probabilmente un architetto o un collezioni- sta d’arte. Tendo sempre a creare personaggi di finzione quando progetto case immaginarie. L’immaginazione gioca un ruolo crucia- le quando devo trasformare uno spazio – che esista davvero o solo nella mia fantasia – in qualcosa di tangibile, legato alla dimensione umana. Penso che lo human design abbia a che vedere col capire chi sono le persone che abiteranno un certo spazio, e rendere questo spazio abbastanza strutturato da garantire il comfort che desiderano, e abbastanza flessibile da permettere loro di farlo proprio. Gli spazi dovrebbero prendere forma, adattarsi e crescere attraverso le persone che li abitano.